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October 31 Il Circo
Venghino! Signori venghino! Lo spettacolo sta per cominciare. “Noccioline, palloncini, leccalecca, palloncini e zumpappà!” Quante volte vi sarà sembrato che per le vostre strade stia passando una carovana di circensi: la banda, gli elefanti, il mangiafuoco, tizi in calzamaglia che fanno giravolte, la donna cannone, saltimbanco e fenomeni di ogni genere. Eccolo, è il circo girovagante che sta passando anche per la mia vita e mi ha trascinato con sé. Ogni agognato tentativo di trovare quella ormai assurda normalità mi spinge in nuove situazioni, eccitanti inizialmente, ma poi quella stranezza che da prima colpiva ed ammaliava lascia solo sordidi e storditi a diguazzare nella melma del recinto degli elefanti, ridendo isterici per l’imbarazzo. E allora non resta che chiedersi: esiste un uomo in questo mondo che non sia un fenomeno da baraccone? Sarà possibile la normalità? Mi tocca fare l’equilibrista anche a me per non soccombere all’oblio sensoriale? Non si rischia di non rimettersi più in piedi all’ennesima caduta? Non si rischia di allontanarci troppo dalla gente comune? Per quanto possiamo camminare avanti e indietro a piedi nudi sui carboni ardenti senza ustionarceli? Stanco di fare il fachiro, arrampicarmi in lunghe pertiche e poi cascare da funi, trampolini e precipizi, me ne voglio star comodo tra gli spalti ad osservare gli amanti acrobati fare il loro numero migliore e ohimè l’unico momento elettrizzante è proprio quando stanno per cadere. Penso di non essere tagliato per far parte di questo circo ed entrato nel mio stadio trascendentale,via tigri e leoni è ora di uscire dall’arena, prendersi una bella boccata d’aria e guardarsi attorno, compatire le stranezze e farci un buffo pensiero, e marciare a testa alta tra la folla confusa di storie e di genti, dove si sperimenta ancora una definizione alla normalità.
La playlist di questo post: CapaRezza – Dimensioni del mio Caos – Il Circo delle Pantegane Tosca – Romana – Il Terzo Fuochista October 25 Il baratroSono tornato a scrivere dopo mesi di silenzio! La scrittura mi ha sempre aiutato a capire il mio stato d’animo, in fondo sono abituato da anni per gli studi intrapresi ad analizzare testi e il riversare e trasporre i miei pensieri su carta, o più spesso su questo monitor, in sintagmi più o meno coerenti e coesi mi viene in soccorso. Come sto? La domanda è sempre la stessa e la risposta alla luce di un’osservazione diacronica metatestuale è sempre la stessa. Sommariamente mi sento triste, amareggiato, scoraggiato, disilluso, melanconico, misantropo … e lagnoso! Consapevole di ciò, ho bisogno di svolte poiché l’agire indifferente ai problemi sostenendo di non poter cambiare la situazione ha fatto sì che perdessi ogni barlume di speranza di riscatto, divenissi venale, m’isolassi dagli amici, fossi intollerante, pretenzioso, presuntuoso, perdessi passioni, inventive, creatività, entusiasmo, curiosità, perdessi proprio quelle cose per cui vale la pena vivere. Sulla saggia nota latina del do ut des, sono riuscito ad arginare questo forte malessere, per lo meno nei rapporti umani, ma nel momento in cui non ho conseguito dosarmi è stato un cataclisma emotivo. Mi era già capitato che innamorandomi tutto ciò che componesse il mio background viscerale tendesse ad affiorare, ma ho sempre mantenuto una certa sicurezza e maestria per contenere i miei sentimento, favorito da quel elegiaco cinismo sistematico che ancora adesso manifesto. Oggi sono più combattuto, più angosciato, non ho piani di riserva e so solo ciò che non voglio: non voglio soffrire. La fase di stallo dura da anni e sono sul punto di fossilizzarmi, vivo con l’unico desiderio che cambiando Paese la mia vita possa brillare di nuove tinte. Sogno la Spagna e questo mi da una grossa determinazione per completare quello che ho intrapreso qui, ma non so cosa potrei trovare lì e temo sia solo la volgarizzazione di un’utopia. Rampollano dal mio cervello sterminate serie di interrogativi, ansie primitive, arcani quesiti che potrebbero farmi naufragare in squisite disquisizioni sui massimi sistemi! Ma poi cozzerebbero con i miei credi: “che me ne fotte del mondo, del perché ci sto, perché la gente s’ammazza, perché la gente ci ferisce?”. Nell’intento di star bene ho preferito questo atteggiamento agnostico e là dove non ho una risposta demando al tempo una conclusione. Ma da qualche tempo il tempo stesso mi è nemico e sento di lottarlo ad armi impari. Precipito nel paradosso perché non voglio delle linee guide nella mia vita ma le cerco, né sento il bisogno, sono disorientato da ciò che accade fuori dal mio mondo e contemporaneamente sono mosso per cercare di limitare il tracimare di certi pensieri ed emozioni negativi, eppure non scredito mai il mio vissuto, non mi capita di avere rimorsi o rimpianti, quanto piuttosto di prestare fede al mio passato e di imporlo a chi mi voglia star accanto. So che in questa amalgama confusa, grumosa, scura c’è anche del buono. C’è tantissima forza, un po’ di speranza, generosità, disponibilità, amore in senso stretto. Dovrei indossare un camice e da buon chimico scindere il positivo dal negativo e creare la giusta miscela per dar luogo ad una reazione che mi cambi. Ho tentato l’ennesima relazione, che sin da subito non si prospettava prospera, ma nel tim |
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