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    April 10

    Confessione

    E così sembra siano finite queste brevi vacanze di pasqua! Da domani si torna alla solita vita… dedita allo studio, alle faccende di casa, alle piccole discussioni con il ragazzo… insomma allo stress!
    Questi giorni tuttavia non sono stati rilassanti: il ritorno alle origini è stato tragico, non vedevo i miei da più di 3 mesi e in piena sincerità potevo fare a meno di rivederli. Da loro le cose non cambiano, è uno staticismo contagioso. Tutto così restio, il disordine della casa, mia madre con il suo solito volto senza sorriso, impassibile, pallido nonostante le sue guance pienotte, travolta dalle sue tragedie mantiene un’espressione atona cadenzando quelle poche stesse parole di sempre che non nascondono affatto la sua mattanza dei sentimenti. La piccola sorellina cresce, non so bene in che mondo, con quali convenzioni, è del tutto assente dall’ordine, se pur cresciuti assieme stento a conoscerla. Mio padre, che durante la mia infanzia era assente, ora sempre essere l’unica figura alla quale posso far riferimento… ma penso che anche questa sia una sorta di idolazione che vela qualche altro mio malessere perché infondo la sua stessa presenza è breve e rara.
    I miei nonni invecchiano, festeggiano il loro 50essimo anniversario di matrimonio, alla nonna gli si illuminano gli occhi. Che triste vederli! Uniti nell’ingenuitá, ciò che li rende fedeli l’una all’altro è la loro povertà d’animo, la loro ignoranza e il loro utilitarismo. Non si amano, forse, ma resteranno uniti fino alla morte!
     
    Penso alla mia relazione. Sono già passati tre mesi… tre difficili mesi. Eppure non riesco ad immaginare la mia vita con un compagno… non saprei perché: vivere con qualcuno comportata un continuo confronto, si tende ad imporre delle regole e forse sono queste di cui ho paura: le regole, i vincoli.
    Tre mesi difficili dicevo, già, ma difficile da riconoscerli. Quella piccola casetta dalle pareti arancione, il sottotetto in legno scuro laccato e quel amico che con me doveva dividere solo quel tetto sono ormai ricordi lontani, eppure ho paura a rievocarli, fanno male quei giorni. La mezzanotte dell’ultimo dell’anno la passai cenando in casa, bevendo una squallida imitazione di Bacardi Breezer per finire con un nuovo episodio scaricato da Internet di Queer as Folk USA. Con me lui… adesso non sono più capace di dare un giudizio obbiettivo, lo definirei mostro, pazzo, schizzato, demente ma non sarebbe mai sufficiente un appellativo per giudicarlo.
    Le mie conversazioni telefoniche con quello che sarebbe stato il mio ragazzo si facevano più frequenti, ma il giorno del nostro concilio era ormai ultimo così che le ultime 24 ore le passai pensando a come sarebbe stato conoscerlo, che sarebbe successo e rassicurando su quello che non sarebbe successo all’altro. L’altro ormai vedeva in me qualcuno capace di comprenderlo, qualcuno che non lo giudicasse per il suo aspetto, per i suoi noti difetti… potevo comprendere il suo stato e forse il suo passato, ma sottovalutavo la sua cotta nei miei confronti, convinto di essere in grado di gestire il tutto non avendo immaginato quel che stesse ardendo nella sua mente. Lo rassicurai che l’incontro si sarebbe svolto in maniera tranquilla, negli 8 giorni della sua permanenza in Sicilia gli avrei fatto conoscere l’isola e poi si tornava alla normalità.
     
    Arrivò all’aeroporto, non trovava la sua valigia, era distaccato quando gli diedi il mio benvenuto nella tipica calorosità siciliana. Non sapevo ancora dell’importanza dei , ne ho detti troppi nella mia vita con noncuranza e alla fine sembrano riversarsi tutti contro. Mentre l’altro impazziva perché soggiornavo in Hotel assieme il giovane turista, quest’ultimo mi proponeva qualcosa che non avrai mai aspettato: una relazione. In quel momento pronunciai un altro SÌ, dubbioso questa volta. Mi domandavo come sarebbe potuto funzionare… la distanza… le difficoltà linguistiche e le differenze culturali. Eppure dissi di SÌ per paura forse, per necessità, per fuggire… o per pura simpatia. Già, sembravamo in sintonia su molte cose.
    Ho dovuto fuggire. Avevo paura che l’altro facesse di nuovo una cazzata, dopo aver tentato di tagliarsi le vene procurandosi con un coltello dentato tagli sui polsi e sul collo e avendomi calciato per strada sbraitandomi contro pensavo fosse arrivata la mia fine. Non conoscevo così da vicino l’ira e le conseguenze della gelosia. Contenevo la voce della paura. Non l’ho più rivisto ma so che vive ancora e non ha mancato neppure di lasciarmi un bel ricordino. Quel regalo di certo non fu ben apprezzato e comportò diverse settimane di duro lavoro per disfarmene.
     
    Adesso ero di nuovo senza casa, vagabondando per hotel e ristoranti, con un fidanzato, le vacanze natalizie appena finite, eppure lo studio procedeva miracolosamente bene, sempre senza lasciarsi compromettere dalle difficoltà. Il giro d’amici era ormai ridotto. Quelli con i quali avevo compartito le mie storie iniziavano a sparire. Già! Sono fidanzato! Classico dei froci… hai un fidanzato? Non sei più roba per loro. Trovata casa le difficoltà sembravano essersi dissolte come nebbia al sole… quel spiraglio di luce fu presto schermato da nuove difficoltà…. Tra le mille incomprensioni con il mio ragazzo, i dovuti addii al passato, il disgusto per questa città dopo aver subito uno scippo ricomincia quel periodo di ansia e di tristezza che ho sempre vissuto.
    Il controllo delle cose spesso mi sfugge dalle mani… dover tenere le redini di questo gioco chiamato vita è duro e fa paura quando diventi anche il punto fermo di altri. Placare l’isteria, andare avanti senza una meta, con dubbi sul domani, fingendo quella pacatezza che sempre mi ha caratterizzato, fissando giorno dopo giorno traguardi… è insopportabile… eppure è bello farsene beffa.
    Domani si ricomincia, con la solita routine, la sveglia alle sette e trenta, tarando ogni singola parola che verrà fuori da questa bocca perché non siano altri SÌ ma che allo stesso tempo non irritino chi mi circonda. Viziamo la gente con i SÌ,  li rendiamo potenti ed è mio potere saper dire di NO. Ho voglia di urlarlo seppure senza ragione.