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    May 16

    Agli amici

    Nel ronzio dell’alta frequenza che percorreva la strada per casa sentivo corrermi quella tensione angosciosa in corpo. Tanto tempo fa mi ero promesso che nulla mi avrebbe fatto soffrire e ogni cosa che mi fosse accaduta avrebbe temprato maggiormente questo gracile corpo e dato sostanza alla mia mente. Mi sono sempre ripetuto di piacermi, difettoso per come sono, so che ho costruito un prode guerriero e che non posso che divenire sempre più forte. Evoco questi termini e li piazzo in ossimori che fanno di me una contraddizione vivente. Questa metodica rivelazione è che sono una stupida ordinata confusione.

    È quel bimbo capriccioso, l’eterno insoddisfatto che vive dentro di me, capace costui di mettere in dubbio ogni cosa e di rendere plausibile l’assurdo. In tutto questo andirivieni di maschere su questa tragicommedia che è la mia vita, qualcuna è ancora in scena, al mio fianco e si fa protagonista della macchina teatrale che si ostina a dar spettacolo e lezione. Queste maschere che resistono ancora al fato, alla mia negletta fede, alla nefasta ira dello show sono i miei amici che poco a poco danno testimonianza della loro stima con piccoli gesti, che magari non si notano nell’immediato ma che mi fanno sentire protetto e sicuro di non essere mai abbandonato alle sorti di una pièce senza sceneggiatore. Cristian, Enrico, Rosy ed Agata.

    Penso di non aver mai concesso facilmente dei grazie sentiti e mi sento così piccolo di fronte alla beatitudine che mi convengono i miei amici che qualsiasi grazie risulterebbe misero di quelle sensazioni che l’inespresso può celare. E quindi preferisco congedarmi per adesso con questo breve intervento così melenso promettendo, con tono minaccioso, di tornare l’amico che conoscete da sempre e che non avete tuttavia disdegnato: cinico, burbero, presuntuoso, smemorato, saccente ma che non azzarda mai consigli, che ogni tanto fa lo scemotto e vi fa ridere, che sa prendersi con autoironia senza mancare di serietà, che vi carica del peso del sue confessioni, che vorrebbe darvi di più…

    Stanotte brindo ancora, se non altro grazie a voi.

    May 12

    Il tempo

    Mi interrogo di continuo su quello che mi accade, mi chiedo se sia puro fato o se c’è qualcosa di provvidenziale. Non lascio spazio a dogmi e non mi restano che dubbi, cumuli farraginosi di domande e cedo a questo tempo l’ardua impresa di investigare e trovare risposte. Le lancette dell’orologio continuano a muoversi, incitate e impazienti del prossimo secondo e sarebbe inutile distinguere come faceva Proust il tempo fisico da quello interiore. Egli diceva che il tempo è elastico perché dilatato dalla passione. Ma scorre tutto, sempre più rapido. Vivo tutto, sempre più rapido.

    Per qualche tempo i miei palpiti si sono fatti rapidi ed hanno sconfitto quelle lancette, mi hanno accordato una tregua a questa mia indole irrequieta e mi sono sentito in pace con il mondo. Per qualche tempo sono stato innamorato ed ho mandato a fanculo il mondo intero. Tic… tic… ho ripreso a sentire il brusio intermittente dei meccanismi dell’orologio, mi sono risvegliato ed era ieri: un giorno nuvoloso. E mentre ero assorto dal battito incalzante del mio cuore lì fuori stavano cambiando tante cose. Sentire martellare quest’organo è un’esperienza magniloquente ma poi la frequenza torna quella di sempre, ossigeno la mente e comprendo finalmente quanto sia fugace il tempo e qual è il prezzo da pagare per trascorrerlo con qualcuno che ami. È carissimo il tempo!

    In questa breve e piacevole tregua concessami dalle lancette ho imparato che posso essere ancora amato, che posso sentire cori celesti senza stare in paradiso, che le mie ghiandole lacrimali funzionano ancora, ma ho avuto conferma che nulla si asciuga così presto come le gocce di pianto. Ho imparato anche che l’entusiasmo non è altro che ubriachezza morale e chi vive sobriamente, vive lungamente e come l'eccesso del vino diviene ubriachezza quello di gioia diviene tristezza. E adesso una nave in deriva e gli scogli che il navigante non vede, sono i più pericolosi. E continuando con l’acume intellettualoide e citazioni d’autore ho imparato che l'amore concede le sue gioie supreme soltanto a chi è pronto ai supremi cimenti.

    “Why was there nothing it refused? No misery, no regret, no hateful picture too rotten to accept? Like a greedy child it snatched up everything. Just once, could it say, No thank you? I just ate and can't hold another bite? . . . But my greedy brain says, Oh thanks, I'd love more . . . my brain would go right ahead and take it and never say, No thank you. I don't want to know or have to remember that. I have other things to do: worry, for example, about tomorrow, about Denver, about Beloved, about age and sickness not to speak of love. But her brain was not interested in the future. Loaded with the past and hungry for more, it left her no room to imagine, let alone plan for, the next day.” (Beloved, Toni Morris)

    Non mi resta che dispensare un timido ed imbarazzante “grazie” e congedarmi ancora dal mio navigante.

    May 11

    Al quinto piano

    Ad una persona speciale :)

    Al quinto piano, non spirava un soffio di vento,
       un anno fa, forse non c’erano tanti banchi di nubi,
       il sole assopito dalla primavera illividiva quelle mura,
       e ogni stanza, ogni letto, stesso colore: bianco.

    Un anno fa, al quinto piano, nel vocio del silenzio,
       discernevi solo quel nome,
       e mentre le loro ombre si allungavano,
       soffocavi il pianto, stringevi i denti e non ti guardavi più attorno.

    Al quinto piano, quel giorno, un sorriso è morto,
       le palpebre pesanti e la gola stretta,
       non avevi altri dubbi e non chiedevi perché,
       ma minacciavi il mondo di esserci ancora.

    Al quinto piano, il cielo si intorpidiva del nero della notte,
       ma i neon abbaglianti non davano riposo,
       e nella tua mente, adesso cosciente,
       urlavi che nulla sarebbe cambiato.

    Sei tornato tra le strade, tra la gente,
       sospettoso di ogni sguardo,
       li fissi, di volta in volta, li scruti maliziosamente
       e non domandi loro nulla.

    In un altro quinto piano ci siamo svestiti,
       compenetrati, strozzati con la stessa corda,
       e poi abbracciati e legati da mutue speranze,
       nulla pare possa più farci soffrire.

    A questo quinto piano, voglio tornare,
       voglio trovarti, voglio volerti,
       voglio la tua pelle, voglio il tuo sangue,
       voglio il tuo sorriso cambiare.

    Al quinto piano, un anno fa, credevi morirci,
       ma non ti saresti lasciato vincere,
       con sguardo di sussiego, adesso,
       monti un piccolo sorriso e ti senti grande.

    Ad un anno, in nuovo quinto piano,
       senti il brivido correrti la schiena,
       senti il vitale desiderio brandirti,
       senti il capo più leggero.

    Al quinto piano, è per noi festa.

    May 02

    Lasciarsi andare

    Rilucono alla partenza di quel treno, che sosta - ancora agitato - per pochi attimi in una piccola stazione gremita di gente, gli occhi tremuli e fiduciosi di un giovane amante dal volto efebico ammaliato dalla sua ninfa che sedotta siede in carrozza ricambiando l’elegiaco sguardo con un sorriso intriso di melanconia e di arcane paure. E quegli attimi prossimi al fischio fanno tremare le gambe, irrigidire i muscoli del viso e afflosciare le braccia che con fatica si levano in alto ad accennare un saluto. E lascerà quella stazione, affamato, pauperizzato, eccitato, attendendo il ritorno della sua crisalide.

    E mentre il treno ripartiva ripensavo al mio giovane amante, ai nostri sguardi profondi, intimi, impauriti, illusi, alla sensazione delle sue mani nude che poggiano gentilmente sul mio viso, scivolandovi attorno, ricalcando i naturali contorni del mio volto svigorito dalle mille passioni passate. Lustrano e piallano gli zigomi farinosi, induriti dalle false euforie e da aspre espressioni di gioie mai vissute. Torno tardo di fronte alle sorprese: l’inatteso dono, pregiato, blasonato, lavorato ad arte, non può che apparirmi che copia di un’accurata matrice romanzesca. Certe cose si pensa che non si possano vivere, che stiano da qualche parte, nell’acuta immaginazione di qualche stupido scribacchino, nel cuore delle adolescenti scalpitante di illusorie novelle ma è d’improvviso che tutto pare ancor più assurdo della pura finzione dialettica, perché non sta nelle parole, né nei gesti questo spaventoso sentimento. Una morsa feroce ti trattiene, è il suo dolce abbraccio quello che cerco ad ogni sconforto. Che brivido! Ogni suo bacio, solo i suoi baci… il mio corpo si fa brandelli, la mia mente si svuota ed è ancora caos. Fa paura sentirsi posseduti, è atterrente la sensazione di concedersi senza compromessi all’amore. Sembra che non abbia mai provato qualcosa di eguale, piacevolmente striante, piccoli solchi si fanno strada e vi scorre qualcosa di dolciastro.

    Vorrei poter spiegare anche minima parte di quel che sento ma è difficilmente comprensibile persino a me. Posso annunciarla come sensazione di calore, gratificante, satollante. Mi sento così dolcemente confuso che sarei in grado di inficiare ogni ordine. Sarò in grado di amare? Sarò capace di fidarmi? Accetterò questo disordine?

    Dai finestrini di quel treno, giunto ormai a destinazione, ricerco nella folla quello sguardo, l’unico in cui ritrovi parte di me, il solo dell’uomo capace di sbalordirmi e travolgermi con la sua determinazione, alla quale io non posso che lasciarmi andare. Strabilia come abbia narcotizzato per tutto questo tempo dei sentimenti così singolari per la sola paura folle di soffrire. E mi chiedo che ne resterebbe senza scommessa. Grazie a te adesso ho un treno in corsa da non perdere!